Aggiornamento: è con una profonda tristezza che annunciamo la scomparsa di Florinda Conte, figlia di Aniello Conte. Che riposa in pace.

Aniello Conte da giovane.
Aniello Conte da giovane.

Di Ed Garcia Conde, 1˚ maggio 2015.
Trad. it.: Loretta D’Orsogna

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Il primo Maggio del 1931, dopo due anni di costruzione, apriva al pubblico l’Empire State Building, iconico edificio in stile Art Deco, che rimarrà per quarant’anni la struttura più alta del mondo.

Ma qui non tratto dell’edificio, ma di uno degli uomini che aiutò a costruire questo ingegnoso monumento americano, un certo Aniello Conte, un Italiano, immigrato in America clandestinamente.

Aniello Conte, nonno di Civita Mazzella nativa di Melrose e ora residente a Morris Park, nasce nel 1883 in Italia, a Ponza, un’isola rurale in cui ai tempi agricoltura e pesca costituivano le economie principali.

Giunto negli Stati Uniti, il signor Conte si stabilisce nel quartiere di Melrose nel Bronx, un area in cui molti Ponzanesi vivevano nei tenements [modesti edifici ad appartamenti] che sorgevano nella zona. Egli viveva precisamente lungo Morris Avenue tra la 150esima e la 152esima strada, dove oggi sorgono Christopher Court e Maria Lopez Plaza Apartments.

Morris Avenue all’altezza della 149a strada, verso nord in direzione di Melrose. La fotografia in alto è stata scattata all’incirca nel 1903 (fonte sconosciuta) e l’immagine in basso è stata scattata da Welcome2TheBronx nel 2015. Si può notare come tutti gli edifici a destra della foto sono ancora esistenti fino all’altezza della 152a strada. Oltre invece, troviamo ora il campo di atletica della Alfred E.Smith High School, e i complessi di edilizia pubblica [NYCHA] Melrose Houses e Andrew Jackson Houses. Sulla sinistra si notano i tenements nei quali Aniello Conte visse e che sono ora sostituiti dai complessi residenziali Michelangelo Apartments, Christopher Courts Apartments, e Maria Lopez Plaza con il Concorse Plaza Apartments in fondo.
Morris Avenue all’altezza della 149a strada, verso nord in direzione di Melrose. La fotografia in alto è stata scattata all’incirca nel 1903 (fonte sconosciuta) e l’immagine in basso è stata scattata da Welcome2TheBronx nel 2015. Si può notare come tutti gli edifici a destra della foto sono ancora esistenti fino all’altezza della 152a strada. Oltre invece, troviamo ora il campo di atletica della Alfred E.Smith High School, e i complessi di edilizia pubblica [NYCHA] Melrose Houses e Andrew Jackson Houses. Sulla sinistra si notano i tenements nei quali Aniello Conte visse e che sono ora sostituiti dai complessi residenziali Michelangelo Apartments, Christopher Courts Apartments, e Maria Lopez Plaza con il Concorse Plaza Apartments in fondo.

Per un giovane sposato da poco e con figli, poche erano le opportunità esistenti per provvedere una vita dignitosa alla famiglia nella nativa Ponza, per questo motivo [Aniello Conte] tentò la fortuna in America.

C’è da tenere in considerazioen il fatto che questi erano gli anni della Grande Depressione, anni in cui si faceva tutto quanto era possibile per sopravvivere. E fu così che egli effettuò i mestieri più disparati, compreso il rigattiere, raccogliendo avanzi da portare nei luoghi di raccolta in cambio di spicccioli, come fanno anche oggi molti immigrati residenti sprovvisti di documenti.

Col tempo, fra vari viaggi di andata e ritorno fra il Bornx e Ponza, Aniello cominciò a lavorare a giornata al cantiere dell’Empire State Building in qualità di manovale addetto alla posa del cemento o a qualcunque altra mansione in cambio di un qualsiasi salario giornaliero.

Aniello Conte, nonno di Civita Mazzella, in età adulta
Aniello Conte, nonno di Civita Mazzella, in età adulta

I viaggi continui e il lavoro nel cantiere dell’Empire State Building, permisero al Conte di costruire una casa per la sua famiglia a Ponza, su un appezzamento di terreno di sua proprietà. Quattro anni dopo il completamento dell’Empire State Building, nel 1935, Conte effettua il suo ultimo viaggio in America.

Da sinistra a destra: Aniello Conte e sua nuora Lucia ed uno di suoi figli, Silverio.
Da sinistra a destra: Aniello Conte e sua nuora Lucia ed uno di suoi figli, Silverio.

Dopo aver saputo di una retata in corso nelle bische clandestine di Morris Avenue, Aniello, un immigrato italiano ‘illegale’ senza documenti, decide di fare le valigie e tornare a Ponza, dove la moglie lo convince a rimanere e ristabilirsi ora che hanno costruito una casa tutta per loro.

Si dedica allora alla pesca, fino alla morte della moglie, nel 1963, e successivamente all’agricoltura fino a tarda età. Morirà poco prima del suo centesimo compleanno nel 1983, come ricorda la nipote Civita Mazzella.

Nella foto in alto: Aniello Conte seduto sul muretto del portico. In basso: la vista dallo stesso punto, a decenni di distanza.
Nella foto in alto: Aniello Conte seduto sul muretto del portico. In basso: la vista dallo stesso punto, a decenni di distanza.

Negli anni Settanta, Florinda Conte, una dei quattro sopravvisuti dei sette figli nati da Aniello e [la moglie] Rosa, dopo aver sposato Vincenzo Mazzella a Ponza, il loro paese nativo, giunge negli Stati Uniti e va a vivere a Melrose, dietro l’angolo da dove il padre, più di quaranta anni prima, aveva vissuto per dare alla famgilia rimasta al paese, una vita migliore.

Era un tempo di conflitti e molti Italiani che vivevno nel quartiere stavano andando via per andare a vivere in altre zone del Bronx, come a Morris Park, o direttamente fuori dal Bronx. Ma Vincenzo, Florinda, e la loro figlia Civita Mazzella rimasero esattamente dove erano, lungo la 149esima strada fra Morris e Courtlandt Avenues. Non furono gli unici a rimanere, ma furono una delle ultime famiglie italiane immigrate a rimanere nell’area fino al 1999, quando riuscirono nel sogno americano e comprarono una casa a Morris Park.

Questa è la storia di Aniello Conte e di tutti gli immigrati ‘illegali’ senza documenti, che formarono questo paese insieme a tutti gli altri immigrati. Immigrati che, a prescidnere dal loro status, fecero molti sacrifici per le loro famiglie e per questo paese e che non sono apprezzati in molte parti della nostra nazione e della nostra società.

La porssima volta che incontrerai un immigrato in questo paese, ringrazialo e ricorda da dove noi tutti veniamo. Questo paese fu costruito sul duro lavoro degli schiavi e degli immigrati, e gli immigrati continuano a fare lo stesso oggigiorno.

Come si può constatare, il Bronx è sempre stato un distretto di immigrati. Continuiamo ad accoglierli a braccia aperte e ad apprezzare il duro lavoro che essi compiono.

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